sabato 5 settembre 2026

Day Before Us / Antikatechon: "Eene Helle- en Hemelvaart" CD out now


 

Day Before Us / Antikatechon "Eene Helle- en Hemelvaart" (CD, Gladivs Records, 2026)


"Eene Helle- en Hemelvaart" (literally: a journey through hell and heaven), marks the second collaboration between Day Before Us (Philippe Blache, joined by Mariel de Laforé ) and Antikatechon (Davide Del Col), whose first shared work, "Complaintes au Bord d'un Autre Monde" (2020), had already established the common language of these two dark ambient/post-industrial projects. Respectively both projects started their musical trajectory back in 2011-2012 with a signature on Polish label Rage in Eden.

Before it is an album, "Eene Helle- en Hemelvaart" is a poem of Jacques Perk, a Dutch poet of the late 19th century, dead at 22 in 1881, just weeks after publishing this cycle of ten sonnets. An inaugural figure of the Tachtigers, the Dutch movement of 1880 that broke with moral verse in favour of a radically personal lyricism, his work remains near-invisible outside the Dutch-speaking world.

The cycle is structured as a journey in two movements: an infernal descent traversed by impossible love and suffering, mirrored by a celestial ascension in which pain is sublimated into poetry. As much a topography of the soul as a mythological itinerary, the text breathes the air of Dante, Virgil, Orpheus… not through citation, but through inner architecture.

That Blache, de Laforé and Del Col chose to work from a text unreachable beyond its language of origin, freely adapted through Dante as mediator, says something essential about the nature of this record. This is not an album leaning on a celebrated text recycled into sound. It is a resurgence.

Tracklist:

1. Opening the Gates 
2. Wavering Through Empty Silence 
3. Een Spooknacht uit den Hemel Is Gevloten
4. In the Dreary Night Embrace
5. When It Glistens at the Edge of the Hellish Sky
6. The Mist
7. Walking Forevermore on the Floods of Regrets
8. Ascent to the Empyrean

Philippe Blache - original idea, piano, organ, synth, noise & effects, programming
Davide Del Col - synth, samples, electric guitar, field recordings, effects and treatments
Mariel de Laforé - vocals, narratives

The album was recorded, mixed and arranged between October 2024 and December 2025.
Mastered by Giuseppe Verticchio.
Layout by Angela Caro.
Original paintings by Ivan Aivazovsky.
Conceptual background and text inspired by Jacques Perk's poetical verses freely adapted from Dante.

mercoledì 8 ottobre 2025

Antikatechon: "Echoes from the Aureate Heavens" CD reviewed on "Suffissocore"

Un singolo, portentoso e violento suono dark ambient. Un monolite, suddiviso solamente per sfizio in cinque movimenti, che si abbatte sull’ascoltatore e lo percuote anche quando le atmosfere si fanno più rarefatte e le visioni, almeno in apparenza, meno oscure. Quello che più preoccupa di ‘Echoes From The Aureate Heavens’ - preciso che desidero porgere un complimento a Davide Del Col, da anni ai vertici della scena internazionale – è che riflette in maniera spaventosa quello che si prova a circolare, come zombie più vagabondi, nel mondo disagiato e fuori di testa di oggi. Rispetto a ‘Sublime Ascension’, la scaletta appare più varia e coraggiosa. La novità principale è rappresentata da un’alternanza più frequente e massiccia tra rumore e melodia, tra abissi e paesaggi sognanti. ‘Towards Zero’ e ‘Praying Maidens Before The Fountains Of Ichor’ sono veri e propri loop stellari, ‘Die Offenbarungsmaschine’ un omaggio a certo industrial tedesco mentre la title track, venti minuti sontuosi, simboleggia la sublimazione di un percorso artistico che ha visto il musicista impegnato sia in progetti come Molnija Aura e We Promise To Betray sia nelle collaborazioni con Nimh e Day Before Us. Un utilizzo della tecnica ardito e una visione che va ben oltre la musica commerciale o popolare. Quando mi trovo a recensire opere del genere sono sempre in difficoltà perché è complicato trovare le parole per convincere persone non avvezze a questa tipologia di arte ad avvicinarsi e scoprire qualcosa di nuovo e tanto intrigante. Quello che posso dirvi è che Antikatechon non è forma canzone e non è neppure soltanto musica. È un’esperienza e come tale va vissuta, facendo proprio quanto di più intimo e significativo si riesca a percepire dall’ascolto. 

(Lorenzo Becciani)

https://m.suffissocore.com/site/scalbumreview/15005/echoes-from-the-aureate-heavens-antikatechon

mercoledì 13 agosto 2025

Antikatechon: "Echoes from the Aureate Heavens" CD reviewed on "Onda Rock"

A tre anni dal precedente “Sublime Ascension” Davide Del Col pubblica il nuovo album del suo progetto Antikatechon, “Echoes from the Aureate Heavens”, ancora una volta per l’tichetta polacca Heerwegen Tod Production.

La partenza è da brividi, con i primi suoni di “Towards Zero” in grado di trasportare letteralmente in un’altra dimensione: un loop oscuro carico di mistero avvolge subito l’orizzonte degli eventi, mentre prima una voce femminile lontana, poi l’immancabile nebbia di chitarre elettriche trasportano in un crescendo che trascina nei meandri dell’oscurità.

Il suono è ricco di dettagli e avvolge l’ascoltatore tra panorami a tratti austeri, a tratti soavi e luminosi.

Proprio questa la novità principale di un disco che sembra segnare una svolta nella carriera decennale del musicista milanese: aver introdotto in modo sempre più presente, strati di elettronica che risolvono le caratteristiche cavalcate nell’ombra in oasi di luce.

Come nella battaglia infernale di “Die Offenbarungsmaschine” che a metà corsa si apre con una melodia accecante degna dei più romantici In The Nursery.

Non mancano le visioni ultraterrene con riferimenti all’epica greca come nell’ambient stellare di “Praying Maidens Before The Fountains of Ichor”, tra i brani più melodici ed epidermici dell’intera carriera del musicista milanese. Lunghissimo finale di scaleta con l’omonima cavalcata austera di quasi venti minuti “Echoes from the Aureate Heavens”.

Voto: 7

(Roberto Mandolini)

https://www.ondarock.it/recensioni/2025-antikatechon-echoes.htm?fbclid=IwY2xjawMJOIRleHRuA2FlbQIxMQABHtD6lL0EV30ozsjieKk86HTAZNCgXCDvt0k4z-j6Um7-vKLA-n12v7uWzV8v_aem_XGzZYMIPgZBvzOg_jM9RUw

Antikatechon: "Echoes from the Aureate Heavens" CD reviewed on "Sodapop"

Il ritorno di Davide dal Col a nome Antikatechon è coerente con il titolo scelto e lascia spazio a voci fuori dal tempo, sontuose e magiche in una nebbia sonora oscura come un passaggio fra realtà ed ultraterreno. Sale e si inerpica dove la luce si fa bianca, l’aria viene a mancare e lo scenario cambia.

I cinque movimenti di Echoes from the Aureate Heavens sembrano essere rappresentazioni in movimento di scenari epici fuori dalla grazia dell’umanità, con bordoni ad avvilupparsi su se stessi come flussi di energia scalpitante in Die Offenbarungsmaschine, una macchina rivelatoria che svela una costruzione sonora giro su giro, in continuo movimento come un vaso sopra ad un tornio che impercettibilmente si modifica al tatto. Quella di Antikatechon è musica crepuscolare, oscura talvolta: dark-ambient che si prende il suo tempo per dispiegare le sue ali, prendendo un salmodiare ritmico al quale si aggiungono quel che sembrano versi in russo per un tocco di sacrale ambiente. È un racconto sui massimi sistemi che tramite suoni, immagini evocate e lenti movimenti foraggia un senso di meraviglia all’ascolto. A tratti accarezza l’idea di una musica new age ante litteram, quasi ante homini per la calma placida con la quale ci trasmette questi echi. Echi che, quasi per processo di sonificazione, si esprimono convertendo dati astronomici in quasi un’ora di oscuro viaggio astrale. Non un disco semplice nella sua fruizione ma che ripaga con un suono che pare in continua evoluzione, proprio come l’universo, grazie a dio.

(Vasco Viviani)

https://www.sodapop.it/phnx/antikatechon-echoes-from-the-aureate-heavens-heerwegen-tod-2025/?fbclid=IwY2xjawMJN7dleHRuA2FlbQIxMABicmlkETExSWFIeHRFMVdvSEI4ekZ1AR4e3dIgGxR0pnCmU3cSkunL356FrEpfjasTu6WxqdhPNB9jrOjAmFbRhnJ8Fw_aem_tD8vxnol80p3ylmgmwXq8A

martedì 29 luglio 2025

Antikatechon: "Echoes from the Aureate Heavens" CD reviewed on "Darkroom Magazine"

Il lombardo Davide Del Col, navigato esploratore delle derive noise/drone con alle spalle quasi tre lustri di solida attività discografica, dà seguito al suo sodalizio con la polacca Heerwegen Tod, che dei nove lavori complessivi firmati Antikatechon ha pubblicato gli ultimi quattro, incluso quello in esame, rilasciato in jewel-case in edizione limitata a 500 esemplari. "Echoes..." si presenta in una forma sicuramente più scarna ed essenziale rispetto alla maggior ricchezza di elementi del precedente "Sublime Ascension", in linea con quello che le note ufficiali inquadrano come il focus dell'opera: "...colossali tessiture sonore che evocano oscure e futuristiche forze cosmiche e mistici luoghi sotterranei da antiche culle...". Partendo dalla ruvidità noise della materia dronica che funge da ineludibile base, Davide sviluppa nelle cinque lunghe tracce dell'album sensazioni ascendenti di un lento viaggio verso l'ignoto e l'arcano, modellando sapientemente melodie lasciano intravedere chiari spiragli di luce, come se al termine del cammino possano schiudersi dimensioni cosmico-spirituali mai raggiunte prima. La ruvida coltre dronico-industriale, a tratti anche minacciosa, lascia i giusti spazi a linee melodiche dilatate e cariche di pathos cui spetta il compito d'innescare l'enfasi drammatica, in una incessante rincorsa mistica verso l'ignoto ed il perduto avente il suo culmine nella conclusiva title-track, che in (quasi) venti minuti ci conduce oltre i confini conosciuti del Cosmo, seguendo quell'aura divina che promette rivelazioni. Altro lavoro degno di nota da parte dell'autore di stanza a Milano, che conferma di avere la fatidica marcia in più sul piano emozionale, oltre al cospicuo bagaglio d'esperienza ed alle comprovate capacità pratiche. Mastering e grafica, anche stavolta ben curati dal sodale Giuseppe Verticchio (Nimh), sono un ulteriore valore aggiunto.

Rating: 7

(Roberto Alessandro Filippozzi)

https://www.darkroom-magazine.it/ita/108/Recensione.php?r=5318

martedì 1 luglio 2025

Antikatechon: "Echoes from the Aureate Heavens" CD reviewed on "Ver Sacrum"

C’è un silenzio che grava sulle stanze vuote del cosmo. Un silenzio che non è quiete, ma abbandono. Echoes from the Aureate Heavens, ultima discesa sonora di Antikatechon – alias del sempre più ellittico Davide Del Col – è una meditazione su quel silenzio, su ciò che giace oltre le soglie della percezione umana, là dove la luce delle stelle è solo un’eco di fuochi morti. L’album, pubblicato da Heerwegen Tod Production, etichetta polacca nota per la sua dedizione a un underground oscuro e autentico, si presenta come un monolite sonoro, freddo e impassibile. È la terza pubblicazione con la label, e forse la più compiuta, la più lucidamente disperata. Nulla qui cerca il conforto dell’ascoltatore: Antikatechon costruisce ambienti non per abitarli, ma per perdersi dentro, completamente. I tessuti sonori sono spessi come nebbie radioattive, droni che si estendono come deserti elettrificati, ritagliati da affioramenti di armonie elettroniche setose – rare e ingannevoli come miraggi nel vuoto. Non c’è melodia, non c’è ritmo. C’è solo una tensione perenne verso l’oltre, verso ciò che è antico, muto e siderale. Del Col si è mosso nel tempo tra label come Silentes e Rage in Eden, ma con Echoes il suono di Antikatechon raggiunge una forma finale, quasi terminale. La densità cosmica di questi brani evoca forze pre-umane, entità arcaiche sepolte nel firmamento o nella memoria collettiva del tempo. Ogni traccia è un varco: il passaggio attraverso una risonanza metafisica, dove l’umano è ridotto a un sussurro tra frequenze che non parlano più la nostra lingua. Eppure, in mezzo a questo abisso c’è una strana solennità. Come se Del Col, attraverso questo processo di decostruzione e isolamento totale, trovasse una forma di spiritualità terminale. È un’ambientazione sacra, ma senza dio. Una liturgia per universi spenti. A differenza dei suoi lavori precedenti, qui si percepisce un lieve affiorare di speranza ingannatrice: gocce di luce spettrale in un oceano di pece. Ma è una speranza congelata, destinata a dissolversi. Anche nei momenti emotivamente “elevati”, tutto resta imprigionato in una dimensione postuma, come se l’album provenisse da un futuro già morto. In un mondo che grida per visibilità e rumore, Echoes from the Aureate Heavens sceglie il ritiro, l’annichilimento sonoro, la contemplazione di un’esistenza disabitata. È un ascolto che non consola né intrattiene. È un manifesto dell’isolamento ontologico, una cattedrale costruita sul nulla. Per chi ha il coraggio di affrontarlo, questo disco non si dimentica. Non si ascolta: si subisce. Solo 500 copie. Giusto così. Non è musica per tutti. Forse non è nemmeno per noi. Disponibile su Bandcamp: https://antikatechon.bandcamp.com/album/echoes-from-the-aureate-heavens-2.

(Caesar)

https://www.versacrum.com/vs/2025/07/antikatechon-echoes-from-the-aureate-heavens.html?fbclid=IwY2xjawLRKr9leHRuA2FlbQIxMABicmlkETFMeHNWWFlyNUtWZjRqeGpnAR5iCsWhNwFoIHVJZtelTD7Fm1ew1DYVaeg3tP48E80ib1BdoPdZjrT9Hx1CfA_aem_H74viVDEmwtsWF8-FSpE7Q