ITA:
Antikatechon è attualmente considerabile come una tra le migliori espressioni italiane presenti nel sottosuolo dark-ambient. L'ideatore di questo importante solo-project è Davide Del Col, multiarticolato interprete di identità quali, dal 1999 al 2003, l'iniziale piattaforma death-industrial-minimal-ambient nota come Ornament con la quale completò un'interessante discografia comprendente dapprima il mini-album su cassetta "Strychninlovenectar", edito per la label Ossarium, seguito dagli album: "Adorers" licenziato dalla Oktagön nel medesimo 1999, "Unicorn Lullaby" pubblicato nuovamente dalla Ossarium nel 2000, "Yzaniaveis" del 2002 per la Blade Records, ed infine "Effortless", sei tracce realizzate nel 2003 e pubblicate in versione digitale nel 2006 dalla netlabel Benekkea. Seguì una seconda livrea, O Diabo De Vila Velha, in questa occasione contemplante formulazioni cosmic-80's electronics integrate nell'album "Zodiack Flenner Torpedo". L'estro compositivo e l'innato desiderio di progettare nuovi schemi favorirono l'edificazione di un terzo modulo chiamato Nimeton Geist attraverso cui l'artista esplorò meandri alternativi del concetto ambient gravitando così attorno la label The MGS, dimensione entro la quale conobbe il mastermind Fabio Volpi ed Accursio Graffeo, esecutori nel 2003 con Davide della struttura experimental-abstract-ambient Echran e degli album da essa scaturiti: l'omonimo "Echran" del 2005 rilasciato dalle etichette Smallvoices/Ebria Records, e "In Offret" realizzato nel 2009 per la label A Silent Place. L'attività collaborativa del protagonista continuò quindi nel 2007 edificando con Andrea Marutti il progetto ambient-glitch Molnija Aura, sodalizio dal quale scaturì nel 2010 attraverso la label Topheth Prophet lo splendido "Utopian Suns", album che sarà prossimamente recensito da Vox Empirea. La poliedricità di Davide Del Col è estesa anche all'interno di scenari diametralmente opposti alla matrice ambient e quindi alle sue ramificazioni; infatti è con il disegno Rhetra, intrapreso con la chitarrista-vocalist Sophia Anna Pezzali, che l'artista, alle sezioni basso e batteria, perlustrò nel 2012 le occulte angolazioni del black-metal con l'album "Ego Sum Mors Vestra" edito per la Heder Music. A completamento della biografia dell'autore, si menzionano altre due nebulose e misconosciute sperimentazioni: il duo-project 30 Seconds Over Teheran impersonato con Paolo Romano, membro della band jazzy-electroacoustic-rock I/O, ed una sommersa tape-release del 2011 congegnata sotto l'esplicito nome Davide Del Col, includente quattro episodi non titolati e nominata sinteticamente "H", capitolo in edizione limitata incorporato nella "Collezione Del Silenzio", rassegna di ventisei cassette appartenenti alla bipartizione della label Silentes, la Silentes Tapestry. L'elemento unitario che caratterizza ed unisce concettualmente gran parte del regime produttivo di Davide è una maestosa, corrotta ed impura aura di sacralità fortemente espressa sia nelle musiche che nei titoli stessi: Antikatechon rappresenta probabilmente l'indagine più profonda indirizzata in tal senso, una figura parallela mediante la quale l'interprete si spinge oltre la convenzionale non-musicalità immota che distingue il genere dark-ambient, fino al raggiungimento di una sottodimensione viva, pulsante, colma di solenni partiture, mistero e simbolismo, una lenta raffigurazione di suoni e scenografie ideali a carattere religioso intrecciate ad un'implicita marzialità, con l'introduzione di elementi melodici ed industrial-elettronics costruiti mediante drones e rumoreggi, oltre ad un massiccio impiego dell'apparato tastieristico. L'album "Chrisma Crucifixorum", pubblicato in formato digipak nel 2012 da una label che da tempo onora le mie pagine, la polacca Rage In Eden, giunge posteriormente all'ottimo debutto "Privilegium Martyrii" licenziato nel 2011 dalla Silentes Minimal Editions, interpretando in sei tracce gli aspetti di un cristianesimo antico quanto lugubre, umido e sepolcrale in cui la paura e la tetraggine originate dall'ignoranza umana stravolgono ed oscurano l'immacolata luminosità del culto ultraterreno rivelando l'essenza di ciò che per secoli si è temuto e si teme, invece di Ciò che si sarebbe dovuto amare. Il suono e l'immensità che Antikatechon esterna concede all'ascoltatore un lungo momento di riflessione sulla propria condizione spirituale, evidenziando il lato criptico ed oscurantista di un credo millenario senza necessariamente forzare nessuno dei suoi dogmi ma, al contrario, assentendo alla mente la libertà di dare la giusta collocazione al significato intrinseco contenuto in questa preziosa opera. L'apertura della tracklist avviene mediante "Altaria Expiationis" e le sue algide volatilizzazioni dark-ambient simili al prolungato respiro di una creatura mitologica, riverberi ed amplificazioni soffiate tra gli ombrosi corridoi di un'infinita cavità sotterranea, modulazioni che si diluiscono gradualmente fino ad estinguersi tra gli inattesi arpeggi di una chitarra di cristallo avvolta dalle malinconiche e solenni scie tracciate dalla tastiera. Oceaniche quantità di materia neutronica sgorgano da "Delubra Vexatorum", un obscure-ambient con venaure industrial nei cui rumoreggi echeggiati e nelle cui tenebrose espansioni si avverte una potente carica emozionale prossima all'angoscia, mentre nella successiva "Violatio Sigillorum" il sound crea ipnotici meccanismi ritmico-programmati oltre i quali si libra un fraseggio distorto ed una sinfonia di ghiaccio foggiata dalla key. "Convivium Vulturum" ottenebra l'ambient per mezzo di regolari innalzamenti tastieristici trainati a loro volta dall'opaca energia tridimensionale prodotta dalle macchine e dalla lenta glacialità di un battito sintetico. L'ascolto della seguente "Cunabula Improbitatis" proietta sensazioni di inquietudine ed alienazione generate da spiralizzazioni dark-ambient e da vocals destrutturati, del tutto simili allo spietato intercalare di un inquisitore, trasmessi nel primo segmento del brano ed in seguito soppiantati da passi strascicati in un crescendo di pads color notte, baratri elettronici e soffi ascensionali trafitti dall'immaterialità di raffiche computerizzate. L'omonima "Chrisma Crucifixorum" chiude la sequenza delle tracce propagando in un cupo ambient risonanze pregne di marzialità ed anche il percettibile senso di un qualchè di indescrivibilmente nostalgico, suggestioni impresse nelle fredde ed ascensionali orchestrazioni della tastiera, nelle microparticelle ritmiche disseminate lungo le strutture, e nelle electro-ondate che lambiscono i margini delle stesse. Antikatechon scandaglia le abissali depressioni e gli avvallamenti dell'ambient-sound alla ricerca di un equilibrio, perfettamente raggiunto, tra atavica evocazione, oscurità esecutiva ed avanguardia, originando una release che sussurra con voce sibillina ignoti arcani e memorie afflitte, tormentate dalla persistenza di atmosfere gravide di oppressione emotiva. "Chrisma Crucifixorum" è un album eminente, livido, fondamentale per l'audiofilo devoto al dark-ambient di elevata qualità, un'esperienza da vivere con assoluta partecipazione avventurandosi nei remoti antri del suono più desolato. Chi decidesse di avvicinarsi alla musica appartenente a questo progetto con cosciente predisposizione incontrerà frequenze superbamente colte, razionali e nel medesimo tempo eteree: ogni singolo istante trascorso immersi in questa tracklist significherà avanzare di molte lunghezze nel proprio cammino evolutivo.
ENG:
Antikatechon is currently considerable as one of the best expressions of the Italian dark-ambient underground. The creator of this important solo-project is Davide Del Col, multi-articulated interpreter of identities which, from 1999 to 2003, the initial death-industrial-minimal-ambient platform known as Ornament with which he completed an interesting discography with the first mini-album on cassette "Strychninlovenectar", published by the label Ossarium, followed by the album: "Adorers" released by the brand named Oktagön in the same year 1999, "Unicorn Lullaby" issued by Ossarium in the 2000, "Yzaniaveis" of the 2002 released by Blade Records, and finally "Effortless", six tracks made in 2003 and published in digital version in 2006 by the netlabel Benekkea. There was a second livery, O Diabo de Vila Velha, on this occasion contemplating formulations cosmic-80's electronics integrated in the album "Zodiack Flenner Torpedo". The compositional inspiration and innate desire to design new schemes favored the construction of a third module called Nimeton Geist, through which the artist explored the concept gravitating around the the label The MGS, dimension within which he met the mastermind Fabio Volpi and Accursio Graffeo, performers in 2003 with Davide of the experimental abstract-ambient structure called Echran and of the album from it resulted: the eponymous "Echran" of 2005 issued by the labels Smallvoices / Ebria Records, and "In Offret" built in 2009 for the label A Silent Place. The collaborative activity of the protagonist then continued in 2007 building with Andrea Marutti the ambient-glitch project called Molnija Aura, an association from which flowed in 2010 through the label Topheth Prophet the splendid album "Utopian Suns" that will soon be reviewed by Vox Empirea. The versatility of Davide Del Col has spread within scenarios diametrically opposed to the ambient matrix and therefore its own ramifications, in fact is with the design Rhetra, embarked with the guitarist-vocalist Sophia Anna Pezzali, that the artist, at the bass and drums sections, scours in 2012 the occult angles of the black-metal with the album "Ego Sum Mors Vestra" published by Heder Music. At completion of the author's biography, we mention two other nebulae and undetected experimentations: the duo-project 30 Seconds Over Teheran finalized with Paolo Romano, a member of the electroacoustic-jazzy-rock band named I/O, and a hidden tape-release of 2011 devised under the explicit name Davide Del Col, including four untitled epidodes and briefly entitled "H", a chapter issued in limited edition incorporated in the "Collezione Del Silenzio", a series of twenty-six tape cassettes belonging to the sub-division of the label Silentes, the Silentes Tapestry. The unitary element that characterizes and interrelates conceptually large part of the Davide's production regime is a majestic, corrupt and impure aura of sacredness strongly expressed both in the music than in the titles: Antikatechon probably represents the deepest investigation addressed in this sense, a parallel figure by which the interpreter goes beyond the conventional non-musicality that distinguishes the dark-ambient genre, until the attainment of a vivid, pulsating sub-dimension, full of solemn formulas, mystery and symbolism, a slow representation of sounds and ideal scenographies of religious feature intertwined with an implicit martiality, with the introduction of melodic and industrial-elettronics elements constructed by drones and noises, in addition to a massive use of the key apparatus. The album "Chrisma Crucifixorum," published in 2012 on digipak format by a special label that has long honored my pages, the Polish home Rage In Eden, comes posteriorly the excellent debut "Privilegium Martyrii" issued in 2011 by the Silentes Minimal Editions, interpreting in six tracks the aspects of Christianity as antique as mournful, humid, sepulchral, in which the fear and the gloominess generated by the human ignorance distort and obscure the immaculate brightness of the otherworldly cult revealing the essence of what that for centuries was feared and it is feared, rather than What you would have loved. The sound and the immensity that Antikatechon externals concede to the listener a long time to reflect on his own spiritual condition, highlighting the cryptic and obscurantist side of a millennial belief without necessarily force any of its own dogmas, but, on the contrary, consenting to the mind the freedom to give due place to intrinsic meaning contained in this valuable work. The opening of the tracklist is by "Altaria Expiationis" and its icy dark-ambient volatilisation like the prolonged breathing of a mythological creature, reverb and amplification blown into the shady corridors of an endless underground cavity, modulations that are gradually diluted till extinction into the unexpected arpeggios of a crystal guitar wrapped by the melancholy and solemn trails traced by the keyboard. Oceanic amount of neutron matter flow from "Delubra Vexatorum", an obscure-ambient track with industrial venaure in which its echoed noises and in which its dark expansions you feel a powerful emotional charge next to the anguish, while the subsequent "violatio Sigillorum" the sound creates hypnotic rhythmical-programmed mechanisms over which hovers a distorted phrasing and a iced symphony forged by the key. "Convivium Vulturum" obscures the ambient modules through regular keyboard elevations haul by the opaque, three-dimensional energy produced by machines and by the slow chillness of a synthetic beat. The listening of the following "Cunabula Improbitatis" spreads feelings of anxiety and alienation generated by dark-ambient spirals and unstructured vocals, similar to the merciless interlayer of an inquisitor, transmitted in the first segment of the song and then supplanted by shuffling steps in a crescendo of night-coloured key pads, electronic abysses and ascending murmurs transfixed by intangible computerized guts. The eponymous "Chrisma Crucifixorum" closes the tracks sequence propagating in a dark-ambient a lot of resonances pregnant of martiality and also the perceptible sense of something indescribably nostalgic, suggestions imprinted in the cold and ascending keyboard orchestrations, in the microparticles rhythmically disseminated along the structures, and in the electro-waves that touch their edges. Antikatechon fathoms the abysmal depressions and the valley of the ambient-sound in search of a balance, perfectly reached, between atavistic evocation, dark executions and avantgarde, originating a release that whispers with sibylline voice unknown mysteries and afflicted memories, tormented by the persistence of atmospheres full of emotional oppression. "Chrisma Crucifixorum" is an eminent album, bruising, fundamental for the audiophile devoted to the dark-ambient of high-quality, an experience to live with absolute participation venturing into remote caves of the sound more desolate. Those who decide to approach to the music belonging to this project with conscious predisposition will meet frequencies superbly cultured, rational and ethereal at the same time: every single moment spent immersed in this tracklist will mean to advance of many lengths in our evolutionary path.
(Maxymox)
www.voxempirea.com
martedì 15 gennaio 2013
sabato 17 novembre 2012
Antikatechon: "Chrisma Crucifixorum" CD reviewed on "Darkroom Magazine"
Esce per la polacca Rage In Eden il secondo lavoro di lunga durata di Antikatechon, giovane progetto gestito dall'italiano Davide Del Col, noto nell'ambiente per vari act: dal più datato Ornament alle recenti collaborazioni Echran e Molnija Aura. Antikatechon riprende e rielabora echi della cristianità a partire già dal nome, che indica una presenza collegata alla figura dell'Anticristo, continuando con grafica e titoli in latino che ci portano verso cattedrali antiche entro cui si celano oscuri enigmi. I sei brani di "Chrisma Crucifixorum" si basano essenzialmente su due soluzioni stilistiche che si dividono lo spazio di ogni traccia: una vede l'accumulo di rumori o drones incastonati in maniera da costruire un'atmosfera plumbea in crescendo, l'altra incentrata su temi melodici di synth che possono riprendere le tonalità di uno strumento classico o mantenere un sound prettamente sintetico. L'iniziale "Altaria Expiationis" ha un avvio tipicamente dark ambient, con una stratificazione di suoni lenti e catacombali che rimandano a mura umide e antiche: l'oscurità viene tinta di malinconia quando, nel finale, interviene un arpeggio sorretto da un gelido giro di tastiera. La medesima struttura caratterizza la lunga "Delubra Vexatorum", divisa in una prima tranche fatta di rumori, rintocchi e voci in lontananza, ed una seconda parte in cui dei freddi synth sembrano voler cullare misteri ancestrali. "Violatio Sigillorum" è forse il momento più vario in un album comunque sempre fedele agli stessi schemi: l'inizio vede le atmosfere torbide scandite da rintocchi ritmici, con in sottofondo un lieve motivo che si fa spazio prima dell'arrivo di un monumentale tema in stile Kirlian Camera, tanto gelido quanto pieno di dolore. I rumori ritmici vengono sfruttati anche in "Convivium Vulturum", mentre i livelli catacombali raggiungono il loro apice nell'apertura di "Cunabula Improbitatis", chiusa ancora una volta da una melodia fredda e circolare. L'epilogo è affidato ai drones ventosi della title-track, cui si sommano echi sintetici che vanno a mimare voci soffiate da una triste bufera. Gli antri descritti dai brani sembrano simulare tanto gli interni delle cattedrali quanto il dolore di una mente umana, sempre segnati da un velo di profonda malinconia. Il sound di Antikatechon si impegna ad arricchire la dark ambient più classica, aggiungendo quel velo di gelo e tristezza che possiamo ritrovare in Raison D'Être, ma anche in alcune produzioni di ambient isolazionista sulla scia di etichette come la Glacial Movements. Una buona colonna sonora per situazioni uggiose e cupe reminiscenze.
(Michele Viali)
(Michele Viali)
sabato 20 ottobre 2012
Antikatechon: "Chrisma Crucifixorum" CD reviewed on "Dagheisha"
Il secondo lavoro degli Antikatechon, progetto in mano interamente a Davide Del
Col, è una lenta agonia in musica dilatata nel dolore e nel sempre eterno
dualismo tra il bene ed il male. Binomio visto ed interpretato con un dark
ambient che imita le gesta dei Raison D’Etre e dei Kirlian Camera più gelidi e
nichilisti. I movimenti di questo ‘Chrisma Crucifixorum ‘ sono sei. Numero che
ha un certo significato dogmatico. Quanto è dogmatico il resoconto sonoro che si
dipana ascoltando tali litanie di rumore ancestrale. Una fede che bisogna
perseguire con l’amore più puro e disinteressato verso sonorità profonde cariche
di significati spirituali. I synth si muovono per scavare in profondità e creare
un substrato di rumore che porta l’ascoltatore in meandri cupi e desolati.
Sembra di essere in un anfratto medioevale, vittime di una macchina di tortura
pronti ad espiare colpe e confessare reati mai commessi. Si odono in lontananza,
fraseggi di chitarre classiche e percussioni che danno un sapore ancor più
misterioso, contrapposte a rumoristica d’avanguardia al limite del ritualismo
tanto caro ai sempre compianti Coil. Ci avviciniamo a situazioni quasi
isolazioniste con drone che annichiliscono e tormentano le carni. Siamo al
cospetto di un’opera che non ha dinamicità ma che offre uno spettro sonoro
tutt’altro che statico. Un quadro fatto di tinte forti dove anche il più piccolo
rumore ed il minimale arrangiamento hanno una carica emotiva devastante. Un
album che regalerà dolore ma che servirà per purificare l’anima attraverso
l’espiazione dei propri peccati. Attraverso il martirio dei sensi.
(Gabriele Oltracqua)
(Gabriele Oltracqua)
venerdì 19 ottobre 2012
Interview on "The New Noise"
Davide Del Col è una persona-chiave in Italia per quanto riguarda l’ambient e i suoni sperimentali. Le tante collaborazioni che ha avviato ci permetterebbero di parlare per ore di questo mondo piccolo ma estremamente prolifico e di qualità. In quest’intervista abbiamo cercato di capire il suo grado di coinvolgimento nei vari progetti a cui partecipa, ma se per caso – ad esempio – avessimo deciso di parlare di etichette, ecco che sarebbero saltati fuori i nomi di Afe, Ebria, Small Voices, A Silent Place, Silentes, Oktagön, quindi dieci e più anni di storia di un genere in Italia.
Ho avuto modo di seguire molti dei tuoi progetti. Vorrei che tu mi parlassi di Ornament, che è l’unico su cui non sono documentato.
Davide Del Col: Ornament è stato il mio primo progetto elettronico, nato nel 1999 ed orientato su un versante ambient/industrial con precise caratteristiche quali la ripetitività e il minimalismo. Con quella sigla ho pubblicato una tape, tre cd-r e un album in formato digitale, in più si conta qualche partecipazione in varie compilations.
Molnija Aura: duo con Andrea Marutti, cioè Amon, Hall Of Mirrors, Afe Records e quasi vent’anni di attività nel mondo sperimentale italiano. Come ti trovi con lui e come è nata l’idea di fare un disco assieme? C’entra anche il fatto che negli ultimi anni c’è stata la riscoperta delle ambientazioni “cosmiche” e kraut?
Io e Andrea ci conosciamo da anni (Afe Records nel 2005 si era anche occupata della ristampa del secondo album di Ornament, Unicorn Lullaby), cosi un giorno gli feci ascoltare del materiale che avevo registrato usando il mio sintetizzatore abbinato a vari effetti. Lui mi chiese se poteva metterci mano e aggiungere delle sue idee, così è nato Utopian Suns. Quel tipo di sonorità e atmosfera tipicamente cosmica mi affascina da sempre, non è stato un tentativo di accodarci ad un trend “revivalistico”, non siamo interessati a questi aspetti.
Echran: Il primo Echran ha ricevuto tanti responsi positivi. Tagliente, crudo, teso. Poi è uscito ancora un disco che continuava il discorso dell’esordio. A che punto siete ora e che avevate in mente quando l’avete iniziato?
Echran è stato fondato nel 2003, l’unica cosa che avevamo in mente era quella di sperimentare unendo le nostre precedenti esperienze. Va detto che è un progetto più di “proprietà” di Fabio Volpi che mio, in quanto lui ha sempre composto tutte le liriche e la maggior parte delle musiche, io ho contribuito in maniera minore a creare l’identità del progetto rispetto a lui. Attualmente è il lavorazione un terzo disco, c’è stata l’entrata di un terzo membro (Accursio Graffeo) e Fabio sta sperimentando nuove soluzioni per le live-performances.
Antikatechon: inizialmente l’ho visto come una continuazione di certe cose Cold Meat Industry, ma col secondo lavoro trovato degli agganci anche con quanto stanno facendo Riparbelli, Hall Of Mirrors e altri italiani. Come mai hai deciso di misurarti su questo scivolosissimo terreno? Nel senso che su certi suoni e su certi immaginari si è detto moltissimo in questi vent’anni.
Non è stata una decisione a tavolino, ho cercato di unire atmosfere tipicamente industriali e profonde con strutture melodiche, senza tralasciare l’aspetto marziale. Ovvio che venga visto come una “reprise” delle release della Cold Meat Industry, in quanto non ho problemi ad ammettere che gruppi come Raison D’Être e Desiderii Marginis hanno significato molto per me in termini di influenze musicali. Quasi nessuno invece ha visto in Antikatechon un collegamento con i Kirlian Camera degli anni ‘90, io lo avverto chiaramente. Di Riparbelli sinceramente ho ascoltato molto poco, ci possono essere agganci con Hall Of Mirrors, anche se, essendo un progetto contemporaneo al mio, non li posso considerare come un “influenza”, o almeno, non di quelle che ti lasciano un segno dentro per anni. Detto questo, penso che in fondo in Antikatechon ci sia anche un po’ di mio. Credo, almeno spero, che non sia un progetto cosi totalmente “derivativo”.
Per fortuna non è derivativo, ma il rischio era grosso, questo intendevo. Quando ascoltavo Raison D’Être mi facevo sempre domande sul contenuto cristiano e “sacro” del disco, di riflesso poi anche su Desiderii Marginis, nel quale secondo me questa componente pesava molto di meno. Il tuo caso, sin dalla scelta del nome e dell’immaginario, mi costringe a chiederti a che pensi di fronte a una croce.
Trovo molto affascinante e suggestivo il Libro della Rivelazione, tuttavia considero il Cristianesimo un’organizzazione criminale molto ben attrezzata, e nella mia musica non è certo esaltato e glorificato, ma calato in un contesto tetro, minaccioso ed angosciante.
Rhetra: non molto tempo fa, chi suonava quello che suoni tu snobbava il metal e storceva la bocca quando sentiva black metal, un genere che sin dagli MZ.412, invece, bussava alle porte di certo industrial ambient. Tu come la vedi la questione black?
Ascolto metal da una vita e sono molto legato all’ottica del black più primordiale (Emperor, Darkthrone, Gorgoroth) pur apprezzando anche varie contaminazioni che hanno caratterizzato il genere nel corso degli anni, cosi quando la mia amica Sofia mi ha proposto di creare i Rhetra, ho accettato con entusiasmo. Avevo già una certa esperienza con la batteria, anche se avevo smesso di suonarla da molto tempo, riprenderla in mano è stato divertente, anche se un po’ impegnativo. In questo progetto io non prendo parte alla composizione, lascio tutto nelle mani di Sofia, e devo dire che nonostante i richiami al classico black old-school, lo stile delle sue composizioni è molto personale.
Come funziona l’ispirazione quando si agisce sotto così tante sigle? Come fai a capire che stai facendo qualcosa che potresti utilizzare per Echran anziché per Antikatechon (e così via)?
Come ho già detto prima, in alcuni progetti non mi occupo della composizione ed il mio contributo è marginale, ma in ogni caso le sonorità delle varie entità musicali con le quali interagisco sono nettamente diverse, quindi la questione da te sollevata non mi ha mai sfiorato, riconosco immediatamente se un tipo di suono è adatto o meno ad essere inserito in un contesto piuttosto che in un altro.
Sei apparso su varie etichette, anche italiane. Non faccio l’elenco, ma accanto a nomi più di lungo corso negli anni sono emerse Glacial Movements, Boring Machines, per non parlare di label più piccole dedite a vinili, cassette… Un tuo giudizio sulla situazione nazionale per quanto riguarda i generi che segui.
Sinceramente non sono la persona più adatta a tracciare una panoramica dell’attuale situazione di questa o quella scena musicale, in quanto ultimamene ho davvero poco tempo da dedicare agli ascolti. In ogni caso per quanto riguarda la scena elettronica/sperimentale/ambient l’Italia ha sempre avuto un ruolo di primo piano, rappresentata da artisti importanti. Di recente ho davvero ascoltato molto poco, posso segnalarti il nuovo cd di Nimh in collaborazione con Day Before Us, davvero un ottimo album. Per quanto riguarda le etichette va sicuramente menzionata anche Silentes, che sta facendo molto bene.
All’estero, invece, che artista/band ti ha sorpreso in questi anni?
MI è piaciuto il nuovo album di Mario Diaz De Leon, Hypnos, davvero molto interessante. E ho apprezzato alcune uscite del giro dubstep, come i primi dischi di Burial e Vex’d.
Ti lascio come di consueto lo spazio per raccontarci dei tuoi progetti futuri e se intendi suonare in giro.
Attualmente sto lavorando al nuovo Antikatechon, che sarà una collaborazione con Nimh, e a breve suonerò dal vivo coi Rhetra.
(intervista a cura di Fabrizio Garau)
http://www.thenewnoise.it/davide-del-col-antikatechon-rhetra-molnija-aura-echran-ornament/
Etichette:
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giovedì 26 luglio 2012
Antikatechon: "Chrisma Crucifixorum" CD reviewed on "Side-Line"
Rage In Eden was in search of a dark-ambient project so they picked-up Antikatechon to release the 2nd full length of this project.
Last year Antikatechon released their debut CD and this new opus is a terrific successor! Taking off with humming waves emerging from the depths until an acoustic guitar plays a floating melody, this track is a surprising, but overwhelming debut. The next piece is opening the doors of hell. We're moving throughout cellar atmospheres and spoken ghost-like female voices. The sounds are like echoing in an obscure space.
Antikatechon progressively joins pure dark soundscapes, but it's only a teaser for what's coming up. "Convivium Vulturum" sounds like the epicenter of hell. The blasts of sound symbolize an imaginary army of evil spirits that are dropped to terrorize the mortals. "Cunabula Improbitatis" is an intriguing and unique experience. The dark-ambient sound is overwhelming and feels like gangrene slowly conquering your body. Before you really realize what kind of nightmare you're walking through "Chrisma Crucifixorum" will give you the final dark assault. It sounds dark and oppressive, like there is no real exit.
This dark-ambient release will ravish all fans of the genre. Antikatechon will appeal to the fans of Cold Meat Industry, which is more than a reference!
http://www.side-line.com/reviews_comments.php?id=48155_0_17_0_C
Last year Antikatechon released their debut CD and this new opus is a terrific successor! Taking off with humming waves emerging from the depths until an acoustic guitar plays a floating melody, this track is a surprising, but overwhelming debut. The next piece is opening the doors of hell. We're moving throughout cellar atmospheres and spoken ghost-like female voices. The sounds are like echoing in an obscure space.
Antikatechon progressively joins pure dark soundscapes, but it's only a teaser for what's coming up. "Convivium Vulturum" sounds like the epicenter of hell. The blasts of sound symbolize an imaginary army of evil spirits that are dropped to terrorize the mortals. "Cunabula Improbitatis" is an intriguing and unique experience. The dark-ambient sound is overwhelming and feels like gangrene slowly conquering your body. Before you really realize what kind of nightmare you're walking through "Chrisma Crucifixorum" will give you the final dark assault. It sounds dark and oppressive, like there is no real exit.
This dark-ambient release will ravish all fans of the genre. Antikatechon will appeal to the fans of Cold Meat Industry, which is more than a reference!
http://www.side-line.com/reviews_comments.php?id=48155_0_17_0_C
martedì 24 luglio 2012
Antikatechon: "Chrisma Crucifixorum" CD reviewed on "Rosa Selvaggia"
La dark ambient (secondo lavoro di Davide Del Col con questo moniker n.d.r) miete vittime tra i polacchi. Folgorati sulla via dell'inettitudine, si lasciano travolgere dalle atmosfere ...criptiche delle camere di risonanza catacombali. Nonostante la celebrazione si svolga secondo i dettami della regola aurea dogmatica (lo stupore si carica di incantevole armonia cosmica e trasale), il desiderio di libertà sovrasta l'iniziazione per una più tiepida lezione di darkitudine. Sei tracce di desolazione collettiva, una esperienza di vita nelle viscere della terra laddove l'uomo ha posato le sue pietre per ascoltare il suono della terra oltre la spiritualità. Lo spazio è respiro, l'ossigeno è goccia, il tempo è nullità. Per ritrovare se stessi nel labirinto della perdizione e provare ad uscirne senza abbandonare la percezione che fuori tutto è carta velina.
(Pinhead)
http://www.rosaselvaggia.com/recensionidischii_luglio_2012_1.htm
(Pinhead)
http://www.rosaselvaggia.com/recensionidischii_luglio_2012_1.htm
domenica 22 luglio 2012
Antikatechon: "Chrisma Crucifixorum" CD reviewed on "The New Noise"
Davide Del Col (Echran, Molnija Aura, Rhetra) torna con Antikatechon e pubblica il seguito di Privilegium Martyrii del 2011, un album in apparenza incagliato in ogni possibile cliché dark ambient, sia musicale sia visivo, che invece si rivelava immediatamente come un solidissimo lavoro di genere. Con Chrisma Crucifixorum Davide progredisce conservando. Ricorre sempre a un immaginario cristiano cupo e da Controriforma, soprattutto possiede il tocco e l’esperienza per creare tracce che scavano in grande profondità, immalinconendole con distese di synth e rimandi all’estetica Raison D’Ětre. Questa volta però, sembra abbia voluto tener conto del lavoro di gente come Hall Of Mirrors (Giuseppe Verticchio al mastering, come Andrea Marutti in Privilegium Martyrii) e Pietro Riparbelli: i pezzi sono più stratificati e potenti, i suoni spesso sono più sfrigolanti, noisy. Durante l’ascolto sentiremo anche un intervento di chitarra acustica, accenni di uso delle percussioni, campionamenti meno usuali, ma si tratta di dettagli che possono impreziosire ma non spiegano il disco. Questa volta non è come assistere a qualcosa di tragico, è come vederlo disturbato da una vhs consumata, giunta al suo ultimo giro prima di sfaldarsi.
Nell’insieme Antikatechon dà l’idea di qualcosa già buono che può crescere ancora, per questo non bisogna perderlo di vista.
(Fabrizio Garau)
Nell’insieme Antikatechon dà l’idea di qualcosa già buono che può crescere ancora, per questo non bisogna perderlo di vista.
(Fabrizio Garau)
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